17 febbraio 2010
Tags: noir, Pablo Tusset, spagna
Sono pochi i desideri del commissario Pujol arrivato a questo punto della sua vita: andare in pensione, comprarsi una bella macchina, aver tempo per ascoltare buona musica, dedicare qualche attenzione alla sua dolce metà, Mercedes, e aiutare Tomàs, a cui lo lega un affetto smisurato.
Quest’ultimo personaggio ci colpisce per l’inquietudine che riesce a trasmettere. T., come viene chiamato dall’autore, è un poliziotto quarantenne, un tipo problematico, affetto da una malattia psichica, ha frequenti sbalzi d’umore che lo portano ad azioni violente di cui il giorno dopo non ricorda nulla.
Anche a New York, dove si era rifugiato nel tentativo di guarire, Tòmas non riesce a controllarsi e la sua unica scelta e riparare in Spagna, dove almeno ha l’affetto del commissario. (continua…)
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15 febbraio 2010
Tags: Averlin, racconto a puntate
Ed eccomi ancora una volta qua, in questa stanza che più la vivo, meno mi sembra abitabile. Scrivo queste pagine di getto, quasi non riesco a seguire ciò che dettano i miei pensieri. La colazione, in questa grande villa, è stata un inferno. Non so come comportarmi e le persone che mi circondano appaiono sempre più strane.
Miss Amish, innanzi tutto.
Non riesco a capire se sia gentile o no. A volte mi parla con compassione, altre sembra che qualcosa la blocchi. Anche oggi, davanti alla finestra, quando i miei occhi per caso hanno incontrato quelli di ser William, sembrava volesse raccontarmi un aneddoto, un evento passato, ma poi ha preferito tacere e si è limitata a dirmi che tutti in famiglia lo considerano un po’ tocco. (continua…)
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13 febbraio 2010
Tags: carcere, Germania, Kris Kraus
Un film che sfiora l’eterno; toccante e struggente nella sua crudezza. Sto parlando di “4 minuti”, girato nel 2006 da una rivelazione del cinema tedesco, ovvero Kris Kraus.
Un’unica storia, ma due protagoniste.
La prima, per anzianità e importanza: Traude Kruger è un’insegnante di pianoforte. Ogni giorno, da più di quarantanni, si reca nel carcere femminile di Lickau, dove tiene un corso alle prigioniere. Anni prima, nello stesso luogo, si è consumata la sua personale tragedia. Il Terzo Reich imprigiona la donna di cui era segretamente innamorata. L’omosessualità è fortemente condannata dal regime di Hitler e nulla può lei per salvarla. Giorno dopo giorno rivive questo tormento atroce.
Jenny, invece, fin da bambina è stata considerata un piccolo prodigio, le sue dita al contatto con i tasti del pianoforte creano melodie magiche. Incarcerata per omicidio, grazie alla signora Traude, ha la possibilità di esibirsi in un concorso per giovani pianiste. (continua…)
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10 febbraio 2010
Tags: Adamsberg, Fred Vargas, Parigi
Sono davvero fortunata in questo periodo della mia vita di lettrice: ho scoperto numerosi autori interessanti e originali, che, oltre ad aver dato vita a personaggi destinati a rimanere nel mio cuore, hanno anche avuto la bontà d’animo di scrivere trilogie o, ancor meglio, quadrilogie. Ciò significa che posso tranquillamente leggere il romanzo che tanto mi appassiona con la confortante certezza che ritroverò i protagonisti, la genialità delle trovate narrative, la suspence che l’autore sa creare, anche una volta terminato il libro. Ad un lettore questo fa molto piacere: è come una assicurazione sul futuro. E così, dopo aver scoperto Stieg Larsson, Twilight e la ‘saga Malaussene’ di Daniel Pennac, mi sono imbattuta in un’altra scrittrice francese, autrice di gialli intriganti e mai banali: Fred Vargas.
E’ con gioia quindi,che, dopo aver letto una delle sue prime opere tradotte in italiano, ‘Parti in fretta e non tornare’, ho scoperto che avrei ritrovato l’amato commissario Adamsberg, Danglard e Camille, anche in “L’uomo dei cerchi azzurri”, ” L’uomo a rovescio”, “Sotto i venti di Nettuno”, “Nei boschi eterni” e “Un luogo incerto”.
Ma veniamo a “Parti in fretta e non tornare”: il commissario Adamsberg, un poliziotto quantomeno originale, a cui piace fare lunghe camminate per far fluire i pensieri in libertà, da buon ‘spalatore di nuvole’ come viene definito, non ama sedersi a riflettere per incasellare ordinatamente pensieri e deduzioni,cosa che riesce invece benissimo al suo vice Danglard, preferisce piuttosto affidarsi alle sensazioni. (continua…)
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