Potere alla Fantasia

Archive for the ‘Il Racconto’ Category

Il Racconto

8 marzo 2010

Il Racconto, Averlin 7

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Sono scesa con il cuore in tumulto. William mi aspettava davanti al caminetto, la sua pelle bianchissima non sembrava minimamente riscaldata dalle fiamme crepitanti, il suo colorito era livido.

- Mia piccola Evelin -  per la prima volta sentivo da vicino la sua voce, era stranamente profonda per un ragazzo della sua età – ho cercato in tutti i modi di impedire che voi veniste qui -

Questa frase, detta senza odio, ma carica di una profonda rassegnazione, mi ha lasciato senza parole: perchè dunque ancor prima di conoscermi non voleva la mia presenza? (continua…)

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Il Racconto

1 marzo 2010

Il Racconto: Averlin, 6

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La soffitta era immersa nella penombra più totale, i vecchi mobili polverosi mandavano strani cigolii, forse topi, chissà, ma la mia attenzione ha seguito la luce proveniente dalla piccola finestrella sul tetto. Non mi piace il buio, o almeno non mi piace nei luoghi sconosciuti e questa casa è già di per sè tetra e inospitale. L’odore di stantio, di muffa e umidità, la strana atmosfera che si respira, mi  sono entrati nelle ossa fin da subito, e quell’ enorme sottotetto colmo di ogni genere di cianfrusaglie sembrava raccogliere tutte le energie negative della terra.
Lì, sul vetro capovolto sopra la mia testa, per un attimo, m’è parso di scorgere il volto di una donna. I suoi occhi erano dolcissimi e vi aleggiava una tristezza sconfinata.
Ma è stato solo per un istante.
Mentre sobbalzavo in preda al terrore, spaventata da quella fugace visione, quel volto è sparito ed io mi sono ritrovata a correre a capofitto giù dalle scale.
Non so se quel che ho visto è stato il riflesso delle mie paure, ma tant’è che, mentre mi precipitavo verso la mia stanza, ho inavvertitamente investito sir William.
La maledetta sfortuna.
Quando i nostri sguardi si sono incrociati ho sentito un brivido percorrere la mia schiena: è davvero un bellissimo gentiluomo, ma qualcosa in lui trasmette una freddezza senza eguali. La sua persona, sempre così curata nell’aspetto e distinta nei movimenti, ha in sé la caratteristica di bloccare qualsiasi tentativo di approccio da parte delle altre persone.
Avrei voluto fermarmi, riprendere fiato e confidare ciò che avevo appena visto, ma quella sua espressione gelida mi ha trattenuto, così ho borbottato in fretta le mie scuse per averlo scontrato, e ho proseguito fino alla mia stanza.
Mentre percorrevo il lungo corridoio, questa volta cercando di darmi un contegno, uno tra i tanti ritratti appesi alla parete, mi ha costretto a fermarmi. Era il dipinto di una bella bambina, vestita riccamente e dall’incarnato signorile, i capelli, riccioli, vaporosi e rosso fuoco, incorniciavano un viso stranamente familiare.
Era lei, la donna apparsa sulla finestra: nel dipinto una bambina, ma  ero certa della sua identità.
Dovevo scoprire chi era.
Sempre più inquieta sono rientrata nella mia camera.
Purtroppo però la giornata non era ancora finita e così, dopo una cena silenziosa e frugale nella mia stanza, con la mente invasa da mille pensieri, miss Amish è comparsa alla mia porta.
-    Eveline- mi ha detto,- sir William ti vuole vedere.-

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Il Racconto

22 febbraio 2010

Il Racconto, Averlin 5

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Caro diario, sono trascorsi ormai cinque giorni dall’ultima volta in cui ho scritto qualcosa in queste pagine. Ma non mi è accaduto nulla di davvero degno di nota fino ad oggi. Passato lo sgomento iniziale per l’essermi ritrovata in questa immensa abitazione semi deserta, lontana dalla mia cara Averlin, ho presto appreso i ritmi di questa strana casa.

La mattina Miss Amish mi chiama per la colazione, che consumo da sola nell’immenso salone al piano terra, poi mi conduce in biblioteca, dove mi trattengo a studiare e ricamare fino all’ora di pranzo. Il primo giorno qui ho chiesto se avrei avuto un istitutore per continuare gli studi interrotti ad Averlin: “Appena torneranno i vostri zii” mi ha risposto Miss Amish, ma nessuno sembra avere idea di quando faranno ritorno. Il pomeriggio lo trascorro camminando nel parco della tenuta, cercando di evitare il bellissimo Sir William, che mi incute terrore allo stato puro, ma, fortunatamente, sembra non essere mai in casa.

E’ questa la cosa più strana della mia nuova abitazione: è deserta. A parte me e Miss Amish pare disabitata. So per certo che ci sono una cuoca ed un cocchiere, ma non li ho mai visti, e nessuno viene mai in visita. Nessun messaggero, nè ospite, nè i contadini a portare frutta e verdura: è tutto così diverso da Averlin e dal suo allegro via vai.

L’aspetto più strano di tutta la vicenda comunque riguarda i miei zii ed i miei cugini: Miss Amish sostiene siano partiti da poco per un viaggio di piacere, ma proprio ieri mi ha indicato le porte delle loro stanze, poco lontane dalla mia: ebbene sono le stesse stanze che tanto mi avevano stupita per le serrature arruginite, come se nessuno le aprisse da anni! (continua…)

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Il Racconto

15 febbraio 2010

Il Racconto, Averlin 4

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Ed eccomi ancora una volta qua, in questa stanza che più la vivo, meno mi sembra abitabile. Scrivo queste pagine di getto, quasi non riesco a seguire ciò che dettano i miei pensieri. La colazione, in questa grande villa, è stata un inferno. Non so come comportarmi e le persone che mi circondano appaiono sempre più strane.

Miss Amish, innanzi tutto.

Non riesco a capire se sia gentile o no. A volte mi parla con compassione, altre sembra che qualcosa la blocchi. Anche oggi, davanti alla finestra, quando i miei occhi per caso hanno incontrato quelli di ser William, sembrava volesse raccontarmi un aneddoto, un evento passato, ma poi ha preferito tacere e si è limitata a dirmi che tutti in famiglia lo considerano un po’ tocco. (continua…)

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