Il Racconto, Agnese 19
Non molto lontano dall’accampamento ser Robert tentava invano di spiegare ad Agnese i primi rudimenti della caccia con arco e frecce. Quel mattino si erano alzati allo spuntar del giorno: ancora il cielo era tinto di rosa e qualche sporadica stella resisteva all’avanzare della luce del sole. Incantati e malinconici si erano allontanati in silenzio, ognuno assorto nel pensiero di un futuro imprevedibile. Gli avvenimenti e le decisioni che avevano riempito la notte rendevano i due giovani guardinghi e taciturni, come se un insostenibile destino fosse caduto loro addosso. Ben presto però l’impegno con cui il cavaliere si applicò a spiegare mosse e movimenti della caccia e a descrivere i piccoli animaletti che avrebbero potuto catturare, fece dimenticare ad Agnese la tristezza. Era un bella giornata ed era probabilmente l’ultima che avrebbero trascorso assieme; per quanto il pensiero fosse doloroso, Agnese non aveva intenzione di rovinarla.Di carattere impetuoso e gaio, la fanciulla reagì con altrettanta attenzione agli insegnamenti che le venivano impartiti e poco tempo dopo il loro arrivo sapeva già scoccare frecce diritte e mirate davanti a sé. Un grosso uccello variopinto spiccò il volo proprio davanti ai due , Agnese riuscì a colpirlo e l’animale cadde a qualche metro da loro. Quale felicità incontrollabile e genuina riempì il cuore della giovane. Scaraventò lontano da se le armi e d’istinto si mise a correre e saltellare verso il punto in cui era atterrato il volatile. Fu in quel momento che Robert decise che in nessun modo avrebbe rinunciato a quella leggiadra creatura. Se anche i problemi che lo aspettavano a casa apparivano intricati e difficilmente risolvibili, il cavaliere non poteva immaginare una vita senza il suono della risata allegra e scomposta di Agnese. Gli uomini che la sera prima gli si erano presentati, vecchi amici di famiglia incappucciati e irriconoscibili, dediti al governo di enormi fortune e fanatici di arti esoteriche e simbologie occulte, lo avevano cercato per costringerlo ad onorare un vecchio giuramento di gioventù di Robert. Molto, molto tempo, prima quello che adesso era un uomo fatto e maturo, aveva giurato sul letto di morte del nonno, circondato da quelle stesse figure incappucciate, di sposare una ricca fanciulla di nobili natali, per ottenere il titolo nobiliare tanto bramato dal suo vecchio parente e quadruplicare l’ingente patrimonio della sua famiglia. Adesso, stando a quello che gli avevano detto quelle persone, era arrivato il momento di adempiere a quel voto: Margareth, la ragazza prescelta, era giunta all’età da marito, lui era tornato sano e salvo dalle crociate, e nulla sembrava ostacolare quel patto frutto di una decisione presa sconsideratamente da un Robert giovane e ansioso di compiacere i propri familiari. Alzò i bei occhi assorti e ancora una volta il viso raggiante di Agnese lo portò ad allontanare quei pensieri fastidiosi.