Il Racconto, Agnese 22




Le brutte notizie camminano in fretta, nella foresta ancora di più.
Fu proprio il fabbro a dirle che, gli dispiaceva, era costernato, ma Robert, il suo Robert, l’eroico cavaliere che l’aveva fatta sentire sua pari, era stato ucciso per difendere un compagno in difficoltà. Le disse anche che Rufus, dopo la battaglia, si era messo in cammino per avvertire i genitori dell’amico dell’accaduto.
Poi venne il buio e Agnese perse il contatto con la realtà.
La trascinarono sul suo giaciglio, vegliarono su di lei e sul suo sonno agitato, fatto di incubi dolorosi e di sogni non vissuti. Poi anche loro andarono a dormire.
Il mattino che doveva ancora nascere si rivelò ben peggio di quello che Agnese si sarebbe aspettata.
Aprì gli occhi in un ambiente buio, la stanza era disadorna e rozza, per terra una brocca d’acqua, un tozzo di pane su una vecchia sedia sgangherata. I suoi polsi erano tenuti assieme da una corda, così anche i suoi piedi; all’apparenza poteva sembrare un rapimento, ma Agnese sapeva che nessuno avrebbe avuto motivo per quel genere di azione. Era solo una povera ragazza, scappata da casa, che aveva vissuto di espedienti giornalieri all’ombra di un cavaliere crociato che le avevano detto caduto contro gli uomini di Ballantino. Chi poteva volere qualcosa da lei? Non aveva fatto niente di male a nessuno e comunque non conosceva persona capace di rapire una fanciulla in piena notte dentro un accampamento sorvegliato da guardie giorno e notte.
Non aveva mai provato così tanta paura: al dolore per la morte di Robert adesso si sommava l’alienazione di trovarsi in un posto sconosciuto, circondata dall’oscurità, ad ascoltare il lontano gocciolio di una fontana, mentre passi sinistri le risuonavano nella testa.
Non sapeva quanto tempo fosse passato, a lungo aveva tentato di chiamare qualcuno, una persona che le dicesse dove era finita e perchè. Alla fine, esausta dalle sue stesse grida, aveva smesso di urlare. La speranza di una visita col passare delle ore si era affievolita sempre di più, e adesso si lasciava andare ad una calma disperata.
-Avanti svegliati!!- una vecchia rugosa scuoteva Agnese.
Mio dio, ma lei chi è? E perchè io sono qua? -
Avanti, le ho slegato le caviglie può alzarsi.-
Era vero, la fanciulla si accorse di avere le gambe libere, ma la porta era chiusa e la vecchia le disse, intuendo le intenzioni di Agnese, che sarebbe uscita dalla stanza solo quando il suo padrone avrebbe spalancato la porta, e soltanto allora, forse sarebbe riuscita a capire chi si nascondeva al di là di quei muri e quale fosse il motivo della sua permanenza in quella specie di cantina.
Spaventata, trepidante, seduta in attesa sentì lo scatto della serratura e davanti a lei si parò qualcosa che le suggerì l’idea che si fosse cacciata in un vero e proprio guaio.
 


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