Il Racconto, Agnese 32




Era una battaglia senza speranza e questo gli uomini della foresta lo sapevano bene. Eppure combattevano anima e corpo, disperati, feroci, si buttavano contro i nemici e tutt’ attorno c’era un gran cozzare di spade e incitamenti.
Robert, malandato e ancora febbricitante, teneva a bada due soldati e i suoi occhi si spostavano ogni momento  a cercare Agnese e Sharima che, nascoste dietro un cespuglio, tentavano disperatamente di proteggere il piccolo.
Ludmilla e Carolina si erano allontanate appena le spade erano state sguainate: una titubante, l’altra indifferente e cattiva avevano lasciato che fossero Rufus e l’esercito a vedersela con quei quattro briganti.
Ad un tratto un grido di dolore squarciò l’aria, una freccia aveva colpito Sharima in pieno petto: per un lungo secondo nessuno si mosse più. Da dietro al cespuglio Agnese piangeva tenendo tra le braccia il figlio della donna: e fu allora che Rufus volse lo sguardo verso di lei, l’espressione del suo viso, appannata dalla foga del combattimento si trasformò in una maschera di stupore. Poi capi che quella meravigliosa fanciulla mora, la creatura più ammaliante che lui avesse mai tenuto tra le braccia era stata colpita a morte. La spada gli cadde di mano, nulla sembrava importasse più: Carolina e il potente futuro che avevano progettato sembravano lontanissimi. Non doveva finire così, Sharima e il piccolo non centravano nulla. Quando la sua amante aveva scoperto che Robert e Agnese avrebbero tentato la fuga, ed era apparso chiaro che l’unica soluzione possibile era rimasta la guerra, aveva ordinato ai suoi uomini di non toccare le donne. Qualcosa era andato storto, i suoi uomini avevano disobbedito e ora Sharima giaceva riversa sul terreno sabbioso coperta di sangue.


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