Il Racconto, Agnese 33




A quel punto accaddero due cose.
Rufus, gettata l’arma si precipitò su Sharima e, nonostante fosse ora circondato dagli uomini della foresta, nessuno osò toccarlo, trattenuti dallo sguardo di Robert. Rufus abbracciò Sharima, mentre ascoltava un lieve soffio fuoriuscire dalle sue labbra: respirava ancora, seppure a fatica.
Il combattimento stava per riprendere quando si fece udire una voce, possente, autorevole, che non ammetteva repliche: “Fermatevi. È il vostro re che ve lo ordina”.
Tutti a quel punto si voltarono, sgherri di ballantino, uomini della foresta e soldati del castello: in sella ad un cavallo nero come la notte  il vecchio re, il padre di Rufus e Ballantino, li guardava impassibile.
Buona parte delle guardie del castello e dell’armata al servizio di Ballantino andarono a schierarsi dalla sua parte,riconoscendo il lui la legittima autorità. Sulla scena era comparso anche Ballantino, ma nessuno gli prestava ormai attenzione.
Un vecchio re, l’erede legittimo ovvero Rufus e Ballantino, poco più che un usurpatore, che sarebbe accaduto?
“Figli miei – disse il re, rivolto a Rufus e Ballantino – quanti dolori date ad un vecchio padre. Ballantino, tu mi hai segregato per mantenere il potere, negandomi la notizia che mio figlio Rufus, tuo fratello, era sopravvissuto e addirittura aveva avuto un erede.  Rufus, quando ho  saputo che eri ancora vivo, ho avuto finalmente la forza di uscire da Palazzo, per poi scoprire cosa? Che per riprendere il potere sei stato disposto ad allearti contro Robert, il tuo amico fidato? L’unico che si è mantenuto fedele a me?”
Ballantino sfoderò un sorriso maligno: “E’ ormai l’ora che tu ti  ritiri padre e nessuno seguirà Rufus, che ha tramato alle spalle di tutti, io invece ero il reggente legittimo!”. Ma si capì subito che nessuno stava da ascoltarlo. Rufus dal canto suo invocò soltanto un medico per Sharima. Tutti capirono che ogni decisione sarebbe spettata ora la vecchio sovrano.


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