Il Racconto: “Agnese” prima puntata




Era scappata via da casa piangendo, inconsolabile come solo i fanciulli possono essere, il desiderio di trovarsi sola con se stessa nel cuore. Agnese aveva solo sedici anni, ma ne aveva già viste abbastanza per convincersi che quella vita, quella famiglia, quell’interminabile serie di doveri non l’avrebbero mai convinta.
Abitava ai margini del bosco Azzurro, non aveva amici, non aveva fratelli con cui giocare, solo gli animali della fattoria riuscivano a regalarle un po’ d’affetto. Dalla mattina alla sera nei campi, i genitori erano sempre troppo stanchi per dedicarle qualche attenzione e spesso, quando la sua esistenza solitaria urlava dalla disperazione, si rifugiava lì, lungo le sponde del torrente a cercare un po’ di tranquillità.
Questa volta era stato il litigio con il padre a condurla verso le rive placide del NonTiScordarDiMe: gli abitanti della regione così chiamavano questo fiumiciattolo che scorreva fino al paese.
Ora, tra le lacrime, ripensava a ciò che le era stato detto poc’anzi.
Aveva passato l’infanzia ed era giunto il momento di sposarsi: il giorno seguente il padre l’avrebbe condotta a conoscere il suo probabile sposo. Mai visto.
Sapeva che da quelle parti era usanza comportarsi così, le famiglie decidevano quando, come, dove e con chi i propri figli dovevano accasarsi. Non era solo una questione di fortuna, erano nati per sgobbare sui campi e per fare in modo che il signore della contea non dovesse mai patire la fame, la loro vita era regolata dalla fatica quotidiana, poco importava con chi la si passava e se non avrebbero mai conosciuto un attimo felice.
Agnese era diversa, lo era stata fin da piccina, ribelle e sognatrice, sperava in un’esperienza fantastica, qualcosa che la trascinasse lontano da casa, un’avventura improvvisa, un amore travolgente.
Per giorni aveva sentito sussurrare i suoi genitori nella notte, aveva visto la madre tessere al telaio lenzuola e canovacci, ma non si aspettava che tutto avvenisse così in fretta. Al momento si trovava sola e disperata, divisa tra la voglia di fuggire e il dolore che avrebbe necessariamente causato a quelle due brave persone che l’avevano cresciuta fino a quel momento.
Il sole stava tramontando, già le colline davanti a lei si tingevano di rosa, sentiva il vento penetrarle sotto la sottile camicia grezza: doveva rincasare, affrontare la situazione o aspettare la notte per costruirsi un domani diverso.
La ragazzina si alzò, era tardi e doveva ancora accudire i maiali; con passo lento e sofferto si incamminò verso la fattoria.


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