Potere alla Fantasia

Il Racconto

8 febbraio 2010

Il Racconto, Averlin 3

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Questa giornata non è stata certo povera di emozioni, comincio a sospettare che davvero in questa casa aleggi un mistero. Adesso che è sera e, chiusa nella mia camera posso di nuovo raccontare le mie impressioni,  mi sento rassicurata come se potessi davvero confidarmi con qualcuno, ma oggi mi sono sentita smarrita e, a tratti, terrorizzata.

Andiamo con ordine, come in ogni buon diario che si rispetti. La governante ieri sera mi aveva indicato l’orario della colazione ed io, diligentemente, questa mattina ho atteso che la pendola del corridio suonasse otto rintocchi prima di scendere. I corridoi del castello avrebbero bisogno di un’energica spolverata, si nota anche se i pesanti tendoni sono chiusi. Non che questa abitazione non sia bella o lussuosa, in realtà è ben più suntuosa ed imponente della mia cara Averlin, ma è come se fosse lasciata in stato di totale abbandono: i corridoi sono cupi e non risuonano di voci, i pesanti tendaggi impolverati, le porte di molte stanze chiuse a chiave e con le serrature arrugginite. Per trovare un po’ di luce ho dovuto aspettare di trovarmi nell’anticamera, davanti al salone in cui mi avrebbero servito la colazione: un’ampia vetrata faceva entrare la luce del mattino e, da lì, ho potuto scorgere un uomo a cavallo nel parco, forse uno dei miei misteriosi parenti?

Subito sono stata raggiunta da Miss Amish, la governante, che mi ha fatto entrare nel salone: anche qui quel senso di decadenza, nonostante fosse la stanza più ampia e riccamente arredata che avessi mai visto, ma i quadri mi hanno colpito in maniera particolare: di pregevole fattura e, sopratutto, i soggettti che vi erano ritratti erano di una bellezza straordinaria, da lasciare senza fiato.

“Sono i vostri zii e i vostri cugini -ha spiegato Miss Amish – al momento non sono al castello, si trovano… – ho notato esitazione nella sua voce -in Francia per un viaggio di piacere”

“Quando potrò conoscerli?”

“Sono partiti da poco, il viaggio sarà lungo, ma forse prima di sera avrete modo di conoscere il giovane ser William”, così dicendo Miss Amish mi ha guardato per la prima volta con un po’ di tenerezza, prima di rivolgere uno sguarda preoccupato e cupo fuori dalla finestra, in direzione del misterioso cavaliere.

A quel punto il cavaliere, come se sentisse quello sguardo su di sè, si è voltato nella nostra direzione, ha tolto il cappuccio che gli copriva in parte il volto e, nonostante la distanza, mi ha guardata dritta negli occhi: sono rimasta senza fiato, il volto di quel giovane era bellissimo, più bello ancora di quelli raffigurati nei quadri, ma nei suoi occhi ho potuto leggere una sola cosa: un odio purissimo che mi ha gelato il sangue nelle vene.


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