Potere alla Fantasia

Averlin,Il Racconto

1 marzo 2010

Il Racconto: Averlin, 6

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La soffitta era immersa nella penombra più totale, i vecchi mobili polverosi mandavano strani cigolii, forse topi, chissà, ma la mia attenzione ha seguito la luce proveniente dalla piccola finestrella sul tetto. Non mi piace il buio, o almeno non mi piace nei luoghi sconosciuti e questa casa è già di per sè tetra e inospitale. L’odore di stantio, di muffa e umidità, la strana atmosfera che si respira, mi  sono entrati nelle ossa fin da subito, e quell’ enorme sottotetto colmo di ogni genere di cianfrusaglie sembrava raccogliere tutte le energie negative della terra.
Lì, sul vetro capovolto sopra la mia testa, per un attimo, m’è parso di scorgere il volto di una donna. I suoi occhi erano dolcissimi e vi aleggiava una tristezza sconfinata.
Ma è stato solo per un istante.
Mentre sobbalzavo in preda al terrore, spaventata da quella fugace visione, quel volto è sparito ed io mi sono ritrovata a correre a capofitto giù dalle scale.
Non so se quel che ho visto è stato il riflesso delle mie paure, ma tant’è che, mentre mi precipitavo verso la mia stanza, ho inavvertitamente investito sir William.
La maledetta sfortuna.
Quando i nostri sguardi si sono incrociati ho sentito un brivido percorrere la mia schiena: è davvero un bellissimo gentiluomo, ma qualcosa in lui trasmette una freddezza senza eguali. La sua persona, sempre così curata nell’aspetto e distinta nei movimenti, ha in sé la caratteristica di bloccare qualsiasi tentativo di approccio da parte delle altre persone.
Avrei voluto fermarmi, riprendere fiato e confidare ciò che avevo appena visto, ma quella sua espressione gelida mi ha trattenuto, così ho borbottato in fretta le mie scuse per averlo scontrato, e ho proseguito fino alla mia stanza.
Mentre percorrevo il lungo corridoio, questa volta cercando di darmi un contegno, uno tra i tanti ritratti appesi alla parete, mi ha costretto a fermarmi. Era il dipinto di una bella bambina, vestita riccamente e dall’incarnato signorile, i capelli, riccioli, vaporosi e rosso fuoco, incorniciavano un viso stranamente familiare.
Era lei, la donna apparsa sulla finestra: nel dipinto una bambina, ma  ero certa della sua identità.
Dovevo scoprire chi era.
Sempre più inquieta sono rientrata nella mia camera.
Purtroppo però la giornata non era ancora finita e così, dopo una cena silenziosa e frugale nella mia stanza, con la mente invasa da mille pensieri, miss Amish è comparsa alla mia porta.
-    Eveline- mi ha detto,- sir William ti vuole vedere.-


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