Sono scesa con il cuore in tumulto. William mi aspettava davanti al caminetto, la sua pelle bianchissima non sembrava minimamente riscaldata dalle fiamme crepitanti, il suo colorito era livido.
- Mia piccola Evelin - per la prima volta sentivo da vicino la sua voce, era stranamente profonda per un ragazzo della sua età – ho cercato in tutti i modi di impedire che voi veniste qui -
Questa frase, detta senza odio, ma carica di una profonda rassegnazione, mi ha lasciato senza parole: perchè dunque ancor prima di conoscermi non voleva la mia presenza?
-Ho cercato invano – ha continuato – di convincere i nuovi proprietari di Averlin a non lasciarvi partire, ma sono persone grette e ottuse e, mi dispiace dirlo, avevano una gran voglia di sbarazzarsi di voi! Ho cercato allora se vi fossero altri parenti, ma sembra, aimè che questa sciagurata dimora sia l’unica che abbia voluto accogliervi e questa è la più grande sventura che potesse capitarvi-
A quel punto ho cercato di ribattere: -Ma no, questa casa è molto bella e sono sicura che quando torneranno gli zii…-
Il suo viso si è contratto in una smorfia di dolore e mi ha fatto di nuovo accapponare la pelle, poi, con un movimento brusco mi ha preso le mani tra le sue e, fissandomi negli occhi, ha detto solo queste parole – Cercherò di fare in modo che non via accada nulla, ma vi prego: non avventuratevi mai più da sola in queste stanze, sprangate la porta della vostra camera la notte e se proprio volete continuare le vostre passeggiate durante il giorno fatevi accompagnare da MIss Amish. Io intanto cercherò di trovarvi una nuova sistemazione, il più lontano possibile da qui… non permetterò che accada anche a voi- e con quelle parole è uscito sbattendo la porta e lasciandomi terrorizzata e in preda a cupe riflessioni.