Potere alla Fantasia

Il Racconto

1 febbraio 2010

Il Racconto: “Averlin”, seconda puntata

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La carrozza ha improvvisamente accelerato, i cavalli , affaticati dal lungo viaggio, sono stati spronati al galoppo . Tutto inutile: ormai avevo visto.
Poco lontano dal viale sembrava si estendesse un pianoro in cui la fitta vegetazione sembrava mancare;qualche cespuglio d’erica qua e la ed altri arbusti, ma nessun albero d’alto fusto.
Proprio in quel punto qualcuno aveva acceso un enorme fuoco, le fiamme si levavano alte, quasi armoniche nella loro danza ritmata dal burrascoso vento del Sud, ed erano contenute, o almeno così mi era parso, da un cerchio di pietre. Attorno  quattro o cinque creature che mi sembrarono anch’esse spaventose ballavano lanciando verso il cielo un forte lamento, quasi una cantilena maligna e perversa.
O forse no. Forse mi ero solo appisolata e quello che ho visto è qualcosa di assolutamente normale. Un gioco della natura incontaminata e devastata da forti raffiche di vento.
Certo la mia voglia di arrivare in questo posto non era aumentata.
Non ho la più pallida idea di come farò a sopravvivere.
Da subito mi sono resa conto che in questa enorme tenuta regna un silenzio malsano e sinistro.
Sulla soglia della villa, poco fa, mi ha accolto una specie di governante. La sua voce era ferma e poco più di un sussurro è stato il suo invito a seguirla attraverso un lungo corridoio e poi su,verso le camere da letto. Sembrava che oltre a lei nessun altro dovesse essere in casa, ma non può essere così. La lettera che ho ricevuto tre giorni fa parla di una coppia di lontani zii di mia madre, sono nominati dei cugini, e c’è anche il riferimento ad un altro parente, un certo William.
La verità è che so ben poco di questa famiglia. Mia madre è morta qualche anno dopo la mia nascita in circostanze mai chiarite e nessuno mi ha mai parlato di quel che era la sua vita prima di sposarsi con mio padre. D’altro canto mio padre stesso evitava apertamente di discutere dei parenti della mamma. Ho avuto spesso l’impressione che ci fosse qualcosa  di cui non voleva parlare, qualcosa che in un passato l’avesse terrorizzato.
Prima di lasciarmi sola con me stessa la governante mi ha indicato l’orario della colazione di domani,magari conoscerò almeno una parte di quegli oscuri parenti.
Ora sono sola però, ed il vento sembra non voler cessare mai, dovrei andare a letto e cercare di riposare, ma ho paura. Sento le vecchie imposte di questa casa sbattere contro i muri. Ho l’impressione che attorno a me ci siano soltanto desolazione e suoni maledetti. Mi auguro che domani questa dimora mi appaia con occhi diversi,l o spero.
Mi manca il babbo, mi manca la mia tata e la sua risata confortante, mi manca Edward il giardiniere, brontolone e generoso,e mi manca il mio cane, con Olly vicino non starei così male.
Ancora una volta torno col pensiero agli attuali abitatori di Averlin. Non ho bisogno di sapere come stanno perchè è come se li vedessi. Mio cugino, impeccabile nel suo vestito di gran foggia blu, passeggia nel mio giardino, attorno al mio laghetto sta accarezzando i miei fiori.
Sua moglie , Meggie, sta ricamando nel tinello ,assieme a qualche stupida amica con la puzza sotto il naso. Il figlio maggiore che ha la mia età e si chiama Chris cavalca nella mia tenuta .  Sua sorella Lorette, smorfiosa e un capriccio di bambina, da noia a Evelina, l’anziana domestica che mi teneva sulle gambe quand’ero piccola.
Mi hanno cacciato da casa mia. Li odio. So che arriverà il giorno della mia vendetta.
La rabbia mi assale, gli occhi mi si sono riempiti di lacrime, mi addormento così, con il pennino ancora in mano..


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