Il Racconto: “Per Mare”, 3




Era solo, ora, nella stiva, i polsi ancora dolenti per le corde appena sciolte. McAndrew se n’era andato, lasciandolo solo: “giusto qualche istante e poi voglio una risposta!” aveva detto, fissando serio il ragazzo.

Dantes  si sentiva triste e impaurito. In poche ore la sua vita era stata travolta e la decisione che stava per prendere l’avrebbe cambiata per sempre. Certo, avrebbe potuto rifiutarsi di diventare un pirata, chiedere di essere riportato a terra e qualcosa nello sguardo di Mc Andrew gli aveva lasciato intendere che, in quel caso, non gli avrebbero fatto alcun male, lo avrebbero riconsegnato alla sua vecchia vita senza far tante storie. Il perchè restava un mistero, ma pareva proprio che gli stessero soltanto offrendo un’occasione: l’occasione di diventare un pirata, di solcare i mare, accumulare ricchezze e tornare fra qualche anno da sua madre, riversando scrigni colmi di tesori nell’umile casetta di pescatori.

Tornando a casa invece cosa avrebbe fatto? Il pescatore come suo padre e suo nonno, che lui nenache aveva conosciuto, spariti una notte misteriosa, rapiti dalla tempesta?  Certo non sarebbe diventato ricco, ma almeno si sarebbe preso cura di sua madre, adesso invece lei era sola in quella catapecchia, chi avrebbe badato a lei?

Dantes si logorava nell’indecisione, fissando la sua immagine riflessa in una lastra di ferro rugginosa: intravedeva il volto di un ragazzino, occhi neri come la pece, capelli scarmigliati e una rada peluria a coprirgli il mento, non era certo un viso da pirata, pensava. Tuttavia non era più un bambino, sua madre gli ripeteva che sarebbe diventato alto e forte proprio come suo padre e già superava nella corsa e nella lotta tutti i ragazzi del villaggio, chissà forse sarebbe diventato davvero il terrore di tutti i mari, pensò, all’improvviso lusingato da quella fantasia. In quel momento entrò Mc Andrew.

“Allora ragazzo, che hai deciso?” il vecchio lo fissava sogghignando, come se Dantes fosse per lui un libro aperto “Se la tua preoccupazione è per tua madre – continuò- non ti devi preoccupare, ho mandato uno dei miei uomini a consegnarle una cassa piena di monete d’oro, le basteranno anche se tu dovessi stare per mare molti anni. Quindi che hai deciso?”

Dantes non sapeva perchè, ma sentiva che il vecchio non aveva mentito e prese coraggio: “Ho deciso che verrò con voi” disse con voce risoluta.

“Bene, bene, sapevo di non essermi sbagliato con te! Adesso darò l’ordine di salpare, non possiamo attardarci troppo con gli uomini del duca Wolf che ci danno la caccia! Ci vediamo sul ponte!” e sparì.

Il duca Wolf!!! a quelle parole Dantes era rimasto pietrificato: a questo non aveva pensato! I pirati erano i peggiori nemici del duca, signore di quelle terre, che da anni ormai cercava di cacciarli da ogni porto e li combatteva coi suoi uomini  in mare aperto. Ma il duca non era solo uno spietato guerriero e proprietario terriero, era sopratutto il padre di Wilhelmina. Dantes frugò nella tasca della giacchetta logora e tirò fuori un ritratto: era un ritratto ad olio della figlia di Wolf: lo aveva acquistato alla fiera di paese e si era perdutamente innamorato di quella fanciulla mai vista da cui la sua condizione sociale lo separava irrimediabilmente. Adesso era ancora peggio, lui ora era un pirata e quindi un nemico e nient’altro: nulla ormai li avrebbe fatti incontrare! Gli occhi turchesi della giovane lo fissavano seri dal ritratto ingiallito, come in un muto rimprovero.


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