Quella sera non toccò ne cibo, ne tanto meno il gustoso rum che infuocava le viscere e scaldava il cuore, non partecipò agli scherzi degli altri pirati ma se ne stette solo soletto sul ponte, a farsi accarezzare dal fresco vento del nord, pensieroso e triste.
Il mattino dopo era ancora confuso: infreddolito se ne stava rannicchiato in cambusa, aveva ceduto alla fame e, impaziente, divorava pane e sardine.
Isabela arrivò come tutti i giorni a ritirare la colazione del nonno, aveva uno sguardo affettuoso, nascondeva la sua impertinenza naturale dietro una maschera di partecipata compassione. Aveva oramai capito quali sentimenti turbavano Dantes, ma sentiva che doveva raccontargli tutta la storia,non poteva continuare a tacere. Sottovoce, quasi timidamente, gli chiese come stava, e non reagì nemmeno quando lui le grugnì una rispostaccia.
Qualche tempo dopo lo raggiunse in cima all’albero maestro, mentre con il cannocchiale scrutava l’orizzonte in cerca di navi da assaltare. Pian, pianino gli si sedette accanto, attenta a non urtarlo, e con disinvoltura la sua voce continuò il racconto.
- Ricordi che mia madre voleva che il duca sapesse della mia nascita e che pregò mio zio stesso di recarsi da lui? Bene, il nonno non nutriva grandi speranze, era accecato dalla rabbia e dal dolore, ma in ogni caso decise di esaudire l’ultimo desiderio della sua figlia carissima. E puoi ben immaginarti come mio zio fosse amareggiato all’idea di stare faccia a faccia davanti all’uomo che aveva praticamente ucciso la sorella senza poterlo ripagare della solita moneta. Fatto sta che insieme convennero che il duca dovesse sapere della mia esistenza e, dopo qualche settimana, una scialuppa trasportava i due nel porto di Artios, in marcia verso il palazzo del duca. Avevano preso contatti con alcuni componenti della corte: li aspettava un incontro pacifico nel grande salone al cospetto del duca padre, cioè l’altro mio nonno, e il figlio, l’erede, colui che mio nonno ancora rincorre per mare, masticando odio e sognando vendetta. Raccontano che furono ricevuti come si deve da una servitù umile e ben disposta. Non altrettanto avvenne però quando spiegarono il motivo della visita. Lo scherno aleggiava sui visi dei presenti, il famoso pirata Mc Andrew che veniva ad accusare il signorino d’aver deflorato la propria figlia, la quale aveva dato alla luce prima di morire una bambina. Ben presto tutta la sala rideva di gusto, ma ad un gesto del duca calò nuovamente il silenzio.
Girandosi verso mio padre gli chiese se quella storia corrispondesse a verità e lui, senza neanche un briciolo di pena, freddo come il ghiaccio, rispose che era tutto falso, un’ingiusta menzogna, una pietosa bugia. Fu a quel punto, quando mio padre sostenne che non avrebbe toccato la figlia del pirata neanche sotto costrizione, e ridendo suppose un volgare incontro clandestino con un mozzo della sua nave, che mio zio perse definitivamente il controllo. Si scagliò contro quel bastardo, e non biasimarmi se lo chiamo così anch’io, e tentò di conficcargli il suo coltello nel cuore. Ci fu una rissa ed intervennero le guardie, la lotta fu furibonda e mio nonno fu tratto in fuga da un servo clemente. L’ultima cosa che vide fu il figlio che veniva condotto nelle segrete del palazzo, prigioniero per sempre di quelle mura. E’ ancora la, nessuno lo vede da anni, ma sono certa che il duca lo tiene vivo e il nonno è d’accordo con me. Negli anni si sono succeduti vari tentativi di evasione e di nostri attacchi ma non siamo mai riusciti a liberarlo, nè ad individuare la cella in cui lo tengono.
E il signorino, nel frattempo è succeduto al padre, due mesi dopo ha sposato la nobile fanciulla che gli era stata destinata e che, per ora, gli ha dato solo Whilelmina, nata qualche mese dopo di me. Si mormora che lui ingravidi ogni serva che passa, ci sono suoi bastardi sparsi per tutto il paese, ma la moglie non riesce a dargli il maschio utile alla successione. E’ un signore senza scrupoli e brutale, per questo spesso la gente simpatizza con noi pirati, il popolo lo odia e ci aiuta come può. La gente dice che la sua stessa famiglia ha paura di lui: la moglie non sopporta il peso delle chiacchiere, la figlia una fanciulla viziata e frivola, ma probabilmente molto sola. Lei, e solo lei, è quel che mi manca: una sorella. Ogni tanto chiudo gli occhi e penso a come sarebbe conoscerla, parlarle.-
Un grido interruppe il suo racconto:- Nave in vista!-
Il Racconto: “Per mare”, 8
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