Potere alla Fantasia

Agnese,Il Racconto

27 luglio 2009

Il racconto:”Agnese”, decima puntata

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Agnese indossò l’abito nuovo con un misto di emozione e trepidazione. Aveva appena trascorso la notte nella locanda più prestigiosa di Arabel, quella in cui soggiornavano i mercanti più ricchi e in cui Ser Robert sperava potesse saltar fuori qualche informazione utile alla loro ricerca. Era stato molto premuroso con lei, aveva anche ottenuto che avesse una stanza tutta per sé, cosa non facile perché la locanda era affollata dai tanti venditori giunti in città per la fiera: lui si era adattato a dividere la camera con tre di loro e adesso la aspettava nel salone per la colazione.
Il vestito nuovo le accarezzava la pelle e produceva, al suo incedere, un fruscio argentino contro le caviglie, Agnese si rammaricava solo di non possedere uno specchio nel quale osservare la suo nuova immagine.
Quando la vide entrare nel salone fumoso della locanda, Ser Robert non  potè trattenersi dall’esclamare
Agnese siete una visione incantevole! – facendo girare all’istante verso la fanciulla anche i suoi commensali. Si trattava di un vecchio dai lunghi capelli riccamente vestito e di un ragazzo pressappoco dell’età di Agnese, che immediatamente, le fecero posto al tavolo.

-Una buona giornata – augurò loro la ragazza nell’accomodarsi.
-Mia cara –le disse subito Ser Robert –questi sono Enrico e Martin, mercanti in stoffe pregiate, e la fortuna ci arride poiché arrivano dall’Oriente –
- Ma ditemi –esordì il più anziano – quali sono le notizie che vi apprestavate a chiedere sul mio viaggio? –
Robert si guardò intorno, dell’individuo che li aveva seguiti il giorno precedente pareva non esserci traccia e così azzardò –Io vado cercando notizie del figlio del mio caro amico Rufus, morto in battaglia  in quelle terre lontane, so che fu affidato a una coppia di mercanti…- ma non fece in tempo a terminare la frase.
Il vecchio, con grande stupore di Agnese, si alzò in piedi ed esclamò:  – Non potete dire il vero! Io sono Enrico di Barda, il mercante a cui Sharima affidò il piccolo prima di essere segregata. Per mesi in Inghilterra ho cercato i suoi parenti, una famiglia a cui affidarlo, ma non ne ho trovato traccia! Io e mia moglie, la mia cara Elisabeth, ci siamo occupati di lui –
-E adesso che ne è del piccolo, dov’è? – Agnese si era improvvisamente agitata: erano stati davvero fortunati
-Purtroppo il bambino non ha resistito al nostro freddo inverno, si è ammalato gravemente, la mia cara Elisabeth, che si era davvero molto affezionata, ha voluto tentare ogni possibile strada per guarirlo e proprio un mese fa è partita col mio servitore per condurlo alla Fonte Azzurra –
-La fonte è miracolosa, forse lo può salvare, si trova dietro alle montagne, a dieci giorni di marcia da qui- era stato il più giovane a parlare questa volta, ma il vecchio si rabbuiò in viso:
-Non so se qualcosa ancora lo potrà salvare in verità, le sue condizioni erano disperate ed Elisabeth avrebbe già dovuto aver fatto ritorno-
Un urlo squarciò il silenzio che era calato nella locanda. In piedi in un angolo, il misterioso individuo che aveva seguito Agnese e Robert il giorno prima lasciò cadere la tunica dal suo viso.
Il vecchio impallidì – Sharima!!!-
-Assassino e vile bugiardo!- La donna, dritta in un angolo, gli occhi gonfiati dalle lacrime eppure ancora bellissima, brandiva una  spada.


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