GINO LUCETTI Lettere dal carcere dell’attentatore di Mussolini Marina Marini




lucetti 2“E’ ora che spenta sia la dittatura, vergogna e tortura del mondo civil..” così recita un vecchio inno anarchico spagnolo. Ascoltando questo motivo ultimamente mi chiedo se anche Gino Lucetti abbia pensato la stessa cosa nel progettare il suo attentato ai danni di Benito Mussolini nel 1926.
Tempo fa mi è capitato di assistere alla presentazione della raccolta di lettere di questo sfortunato anarchico carrarino edita dalla casa editrice Galzerano. Incuriosita ho acquistato il libro e un mondo fatto di strenua resistenza e lotta  si è aperto davanti ai miei occhi.
Niente da poter ricondurre al suo gesto è contenuto nel epistolario di Lucetti; le centonove lettere che formano questo libro hanno un carattere prettamente familiare.
Una famiglia numerosa la sua, e infatti molti sono i destinatari, molte le lettere per i fratelli e quelle per i nipoti, ma neanche gli amici o i parenti più lontani vengono dimenticati: certo è un espediente per far trascorrere quelle lunghe giornate in prigione, ma tant’è che gli argomenti da lui affrontati sono i più svariati, si va dai consigli sull’agricoltura, all’educazione da impartire ai nipoti, alla nostalgia di casa o a benevoli rimproveri. Ovviamente le lettere non potevano contenere riferimenti alla dittatura fascista, e le poche volte che essa viene menzionata le righe nere della censura si preoccupano di nasconderla alla vista dei parenti.
Molto però c’è svelato del suo carattere e della sua vita: Gino Lucetti nasce ad Avenza, frazione di Carrara, di mestiere lizzatore, ovvero addetto al trasferimento dei colossali blocchi di marmo per cui la cittadina toscana è tanto famosa, si trasferisce in Francia dopo alcuni scontri con i fascisti e nel 1925 ne fa ritorno, forse iniziando a progettare il piano per eliminare Benito Mussolini.
Il ritratto  di Lucetti è quello di un anarchico individualista ed è per questo che l’11 settembre del 1926, nei pressi di Porta Pia, a Roma,nascosto dietro ad un chiosco di giornali, ed informato sull’itinerario compiuto dalla macchina del duce per arrivare a Palazzo Chigi, lancia prima una bomba che colpisce la fiancata della vettura e poi deflagra per terra, e poi un’altra verso la scorta del dittatore.
Il suo gesto, forse folle, forse ingenuo, lo conduce davanti al Tribunale Speciale e la condanna sarà spietata. Trenta gli anni di carcere da scontare nel penitenziario di Santo Stefano, nell’arcipelago Pontino.
Lunghe giornate in cui l’unico conforto Lucetti lo trova nelle lettere che gli arrivano da casa, dalla sua amata Carrara, da una famiglia che lo ama e non condanna il suo gesto, che tenta come poò di stargli vicino e incoraggiarlo verso una vita che ancora ha in serbo delle sorprese. Purtroppo niente di tutto questo avviene:
 Lucetti a soli tre giorni dalla scarcerazione viene colpito da una scheggia di granata tedesca e la sua morte gli impedirà per sempre di tornare nella sua patria natia.
Marina Marini che ha curato l’edizione della raccolta ha trovato le numerose lettere nel 2002 al Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis ad Amsterdam ed appassionata di storia ha deciso di riunirle e farle pubblicare, scrivendo poi un’ultima, appassionata lettera e mettere così la parola fine ad una esistenza fatta di grande dolore ma mai d rassegnazione.
Lucetti era un grande uomo, un vero lottatore, un sognatore che mai ha smesso di credere in un futuro giusto e libertario, proprio come ogni buon anarchico nell’ora spenta della dittatura avrebbe dovuto fare.

GINO LUCETTI LETTERE DAL CARCERE DALL’ATTENTATORE DI MUSSOLINI
di: Marina Marini
Casa Editrice: Galzerano
Prezzo: 25 euro


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