Sto per parlare di un libro che mi ha colpito tantissimo: ricordo che mentre leggevo per la prima volta “Il cavaliere d’inverno” di Paullina Simons, più mi avvicinavo all’ultima pagina, più il pensiero che la storia finisse mi dava fastidio. Fortunatamente avrei poi scoperto che era uscito nelle librerie il suo seguito.
Alcuni critici, ma certamente anche i lettori stessi, lo hanno descritto come la più bella storia d’amore e guerra dopo “Guerra e Pace” e “Il dottor Zivago”. Non sfuggirà che il titolo è ripreso da Puskin e dal suo “Cavaliere di bronzo” , fondamentale nell’intreccio del libro.
Siamo a Leningrado, 1941. La sedicenne Tatiana è a letto con la sorella, circondata da tutti i familiari,la radio è accesa, deve essere trasmesso un importante comunicato. Il “Compagno” Molotov annuncia che l’Unione Sovietica” è entrata ufficialmente in guerra contro la Germania di Hitler.
Quella di Tatiana è una famiglia modesta. I genitori dividono un’unica stanza con tre figli e i nonni in un edificio del 5 Soviet. Appartamenti comuni: la realtà di Stalin. Il padre,preoccupato di garantire la sopravvivenza ai suoi figli, convince Tatiana ad andare a fare scorta di rifornimenti di cibo e nel frattempo organizza la fuga verso un campeggio per Pasha, gemello di Tatiana che potrebbe essere “chiamato alle armi” visto lo stato dall’erta del paese. E’ una domenica mattina,Leningrado splende, è estate e fa caldo, Tatiana si dimentica perfino che c’è la guerra.
“Alzando gli occhi dal gelato vide un soldato che la fissava dall’altra parte della strada…”
Così inizia l’amore tra Tatiana e Alexander, sin dall’inizio una storia impossibile, una sfida contro tutti e tutto.
Lui è un giovane ufficiale dell’Armata Rossa, con un pericoloso passato segreto. Tatiana scopre quasi subito che Alexander conosce già sua sorella Dasha, con la quale ha una relazione. E poi c’è la guerra che diventa giorno dopo giorno più cruenta,i tedeschi si avvicinano a Leningrado, stringeranno la città d’assedio, li faranno morire di fame e patimenti.
Così accade purtroppo, e Tatiana vedrà morire tutti i familiari tranne la sua amata Dasha per la cui felicità aveva rinunciato ad Alexander. Questa coraggiosa sedicenne diventa un’ombra che cammina lungo le vie di Leningrado, il suo passo è stanco per il freddo e la fame, ma tutte le mattine sarà in fila per ricevere una miserissima razione di cibo per se stessa e la sorella.
A volte con lei c’è un soldato, le sta vicino e le fa coraggio. E la salva.
Alexander riesce a trovare un posto per Tatiana e Dasha lungo la strada della vita, le fa caricare su un camion pieno di disperati che le porterà a Lazarevo, un minuscolo paesino lontano dal conflitto. Per Dasha è però troppo tardi, la fame e il viaggio l’hanno stremata fino alla morte. Adesso Tatiana è sola. Passano i mesi ed Alexander riesce a ritrovarla, e finalmente può provare ad amarla.
Una favola sarebbe finita qui. “Il cavaliere d’Inverno” invece continua facendo riaffiorare il passato oscuro del ragazzo.
Eliminato Hitler dalla scena l’antagonista diventa Stalin e la sua pazzia.
“Il cavaliere d’Inverno” scrive di temi importanti quali guerra, totalitarismo, amore, famiglia. Nella tragedia però la speranza dei protagonisti è una fiamma, eterna come quella che brilla nel Giardino d’Estate, teatro di passeggiate romantiche tra Alexander e Tatiana. Il quotidiano eroismo del popolo russo è commovente, le descrizioni sono vivide e precise. Scorrono davanti agli occhi le immagini di una Leningrado devastata dalla guerra, dall’assedio, una popolazione affamata, e l’intreccio della storia è tale da catturare qualsiasi lettore.
Il cavaliere d’inverno
di Paulina Simons (2003)
casa editrice: Sonzogno (Best sellers)
Prezzo: 9 Euro
Bellissimo, l’ho letto a luglio dell’anno scorso in pochissimi giorni. Mi ha commossa davvero.
Ottima recensione e speriamo che la scrittrice pubblichi anche in italia il libro di ricette Tatiana’s table. Sarei proprio felice di comprarlo *.*
Màh.
Osannato dalle massaie quanto da una buona fetta di critica, ho deciso di dare uno schiaffo a cinque dita alla miseria e di comprarlo.
Non sono riuscita ad andare oltre pagina 87.
Da lì, ho letto una pagina sì e quattro no.
Gratuitamente volgare, (SPOILER:
mo’ non è per fare la bacchettona bigotta, ma figli miei: già la scena sembra tratta direttamente dallo script di ‘Pierino e la Supplente’, aggiungerci pure un “…ma sei bionda dappertutto…!” non so’ se è più ridicolo o volgare, n.d.r. ), pretenzioso e palloso.
Alla fine l’ho passato ad una mia amica, appassionata della collana “hot” harmony.
Vedete un po’ voi…