Pineta purtroppo è diventata una località turistica piuttosto di moda e i pensionati, scacciati ormai dalla Proloco che rimpiazza le bocce con i discopub, non sanno più dove trovare rifugio, se non al BarLume.
Il ‘barre’, perché siamo vicini a Livorno, è gestito da Massimo, trentanni, laureato, aspetto arabeggiante, un po’ filosofo e soprattutto investigatore per caso.
Già perché a Pineta salta fuori un cadavere, una giovane ritrovata in un cassonetto, ed è proprio il ‘barrista’ a scoprirla. Comincia così, suo malgrado ma forse no, il suo coinvolgimento nella vicenda.
Il bar si trasforma quindi in surrogato del commissariato con Massimo che gestisce le indagini, la bella Tiziana ad aiutarlo dietro al bancone e, soprattutto, quattro vecchietti ad ‘aiutarlo’ nella risoluzione del caso.
Protagonisti indiscussi di questo spassoso racconto giallo, Ampelio, Aldo,Gino e Pilade, sono quattro pensionati in fuga dalle rispettive consorti, assorte nelle visione televisiva di ‘Michelecucuzza’, che trovano riparo e ristoro al BarLume :”L’unica cosa piacevole di un giorno di metà agosto, alle due del pomeriggio precise, quando uno respira aria liquida e tenta di non pensare che alla cena mancano ancora sei o sette ore è andare con qualche amico al bar a prendere qualcosa (…)Queste cose sono piacevoli a vent’anni: a ottanta sono il sale della vita”.
Rifugiatisi al BarLume, quindi, non perdono la ghiotta occasione di intervenire alla risoluzione dell’intricata vicenda, svolgendo un ruolo singolare, di controcanto all’azione di Massimo, una sorta di coro greco.
L’intero racconto è infatti punteggiato dalla esilaranti perle di pura comicità toscana, che non scade mai nei banali clichè del genere. Poi ci sono le riflessioni di Massimo, tra sé e sé ma non troppo, visto che ha l’abitudine di parlare ad altavoce:”Eccoci, si disse Massimo. Ora cosa gli chiedo a sti due? (…) Madonna come sono muscolosi. Palestrati si intende. Nulla di speciale. Pettorali alla fecola di patate che se uno ci tira un cazzotto glieli sposta sulla schiena e ci fa la gobba”.
Al di là di tutte queste ‘chicche’ comunque “La briscola in cinque”, opera prima del ricercatore di chimica Marco Malvaldi, funziona anche dal punto di vista del giallo: come nelle migliori tradizioni il lettore è indotto via via a sospetti sempre diversi fino al colpo di scena finale.
Un ultima annotazione sul titolo per i poco pratici del gioco delle carte: non è indispensabile esserlo per gustarsi questo racconto, il meccanismo del gioco alla base del titolo ci viene spiegato nelle prime pagine e, per i più validi investigatori, potrà tornare utile nella ‘risoluzione del caso’.
La briscola in cinque
Di Marco Malvaldi
Sellerio editore, 2007
10,00 euro
Ecco un buon libro da leggere sotto l’ombrellone!