Nell’Algeria degli anni ’30 il caldo è opprimente, la fame non è mai paga, il lavoro è sfruttamento e miseria.
Omar ha solo dieci anni ed un destino segnato del quale però non si lamenta. Nessuno lo fa. A che servirebbe infatti? La loro vita è così da secoli.
L’Algeria è ancora colonia francese e gli abitanti di dar-Sbitar, la casa grande, che in arabo significa ospedale, ed è a tutti gli effetti un ricovero per i più poveri, non l’hanno mai vista libera. Qualcuno, attorno a Omar, spera in Hitler, quest’uomo lontano che si annuncia come il salvatore degli arabi; ma le notizie sono confuse, l’Europa è in subbuglio, e mentre le sirene delle esercitazioni squarciano il silenzio del deserto algerino, Omar riflette.
Lui, che vive assieme alle sorelle maggiori, alla madre e alla nonna inferma, che accetta giorno per giorno tutto ciò che la vita gli dona, che ha già imparato a soffrire ed ha solo una gran fame, si chiede il perchè della sua condizione.
Durante le sue lunghe giornate per strada, alla ricerca di cibo o della frescura di vecchi muri, Omar si domanda se non sia diversa la strada da percorrere, se al di là della rassegnazione si possa fare qualcosa.
Affascinato da Hamid Saraj, militante comunista, agitatore colto che tutti nel villaggio rispettano e temono, Omar si forma un’idea critica del suo paese, prende coscienza delle condizioni in cui versa l’Algeria come colonia, analizza e non si lascia andare alla commiserazione o alla superstizione dominante.
“La casa grande” di Mohammed Dib viene dato alle stampe per la prima volta nel 1952 ed è un vero capolavoro che offre una lettura piacevole, seppur a tratti molto cruda, ricca di metafore ed immagini drammatiche e poetiche.
La casa grande
di :Mohammed Dib
Casa Editrice: Feltrinelli (Collana Universale economica)
Prezzo: 6 Euro e 50