Sulla scia de “Il cacciatore di aquiloni” e di “Mille splendidi soli” ecco un altro libro ambientato in Afghanistan, sfortunatamente molto meno bello dei due sopra citati.
“La danzatrice bambina” di Anthony Flacco,edito nel 2008, racconta la storia di Zubaida, nove anni e la passione per il ballo. La piccola non conosce la storia del proprio paese, nel villaggio la guerra non è ancora arrivata, non ricorda le scorrerie dell’Armata Rossa, e i talebani sono quasi scontati.
E’ una vicenda intima, privata.
La protagonista che danza al ritmo di una musica che le suona dentro viene sfigurata dal fuoco in seguito ad un incidente domestico.
Il suo corpo è interamente ustionato, il dolore è lancinante, l’invalidità le risulta atroce. La musica si spegne.
Il padre però non rinuncia a lottare per salvarle la vita, è l’unica figlia femmina e, a quanto sembra, per lui non vale la tradizionale indifferenza nei confronti delle figlie. Disposto a tutto pur di regalarle una speranza mette assieme i risparmi di una vita e la conduce, fasciata in mille bende, nell’accampamento militare americano, dove un soldato impietosito fa in modo di portarla negli USA e salvarla.
Certo, questa è una storia vera, scritta con uno stile giornalistico piuttosto scorrevole, la comprensione è facile e se ci si limitasse a leggerla come un viaggio di speranza e l’incontro tra due culture lontanissime tra loro sarebbe perfino piacevole.
In realtà però, pagina dopo pagina, nasce il dubbio che miri solo ad impietosire il lettore: il testo è troppo carico di moralismo occidentale. A tratti sembra un libro di propaganda sulla nobiltà dell’animo americano, manca un po’ di suspance e non è difficile indovinare il finale.
La danzatrice bambina
di Flacco Anthony
Casa editrice : Piemme
Prezzo: 10 Euro
La danzatrice bambina Anthony Flacco
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