Dal titolo potrebbe apparire un trattato di psicologia, uno di quei manuali sulla realizzazione di sé e l’armonia con gli altri, ma così non è, o almeno non del tutto: “La felicità sostenibile “ è un saggio di Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice.
Un saggio in cui Pallante illustra i principi della Decrescita, ne chiarisce il significato e fornisce alcuni consigli pratici per arrivare ad ottenere una ‘felicità’ come individui e comunità, che che sia ‘sostenibile’ dal punto di vista ambientale. Un’utopia? Pare proprio di no: anche alla luce della crisi economica in atto sembra stia prendendo campo la consapevolezza della necessità di ridurre e modificare profondamente dal punto di vista qualitativo e quantitativo i nostri acquisti, il nostro stile di vita e il nostro impatto sull’ecosistema.
Ma andiamo con ordine: Pallante comincia col chiarire il significato del termine decrescita:
“E’ la riduzione volontaria della produzione di alcuni tipi di merci che si ritengono inutili e dannose. (…)Presuppone una valutazione qualitativa di ciò che si intende utile produrre(…)”
Occorre quindi abbandonare il PIL come indicatore di benessere:
La decrescita “mette in discussione la validità del Prodotto interno lordo come strumento di valutazione del benessere, perché si limita a misurare la quantità di merci scambiate con denaro ma non è in grado di dare la minima indicazione sulla loro distribuzione tra le classi sociali ed i popoli, sulle conseguenze della produzione (…)”.
Il Pil e il suo eventuale incremento non fanno quindi la felicità. Che cos’è quindi che ci rende felici ed in modo sostenibile?
Occorre innanzi tutto, ribadisce l’autore, effettuare la distinzione tra beni e merci
“I beni sono oggetti o servizi che soddisfano un bisogno, un desiderio, mentre le merci sono beni o servizi che si ottengono in cambio di denaro. Ma non tutti i beni devono essere comprati, né tutte le merci soddisfano un bisogno”.
Quindi:
“Se la decrescita si realizza come diminuzione della produzione e del consumo delle merci che non sono beni e con l’incremento della produzione e dell’uso dei beni che non sono merci, la felicità è una sua caratteristica intrinseca”.
Questa rappresenta un’estrema sintesi degli argomenti trattati dall’autore, che sono in realtà molto più vasti ed articolati, ricchi di esempi concreti, senza che per questo il saggio ne risulti appesantito. Tutt’altro: la lettura è agevole e, in molti passaggi, si ha la sensazione che una benda cada dai nostri occhi per far luce sulla realtà che ci circonda e che spesso ignoriamo colpevolmente.
Tuttavia non servono sforzi immani per cominciare ad invertire la nostra rotta, come dimostra Pallante nelle ultime pagine, con i “Consigli per spendere meno e vivere meglio”: basta riscoprire piaceri semplici e fonti di risparmio come il ritorno all’autoproduzione, l’ingresso in un gruppo di acquisto solidale o la riduzione dell’utilizzo dell’automobile.
La Felicità sostenibile
Maurizio Pallante
Rizzoli Editore
Euro 16,00