Sono davvero fortunata in questo periodo della mia vita di lettrice: ho scoperto numerosi autori interessanti e originali, che, oltre ad aver dato vita a personaggi destinati a rimanere nel mio cuore, hanno anche avuto la bontà d’animo di scrivere trilogie o, ancor meglio, quadrilogie. Ciò significa che posso tranquillamente leggere il romanzo che tanto mi appassiona con la confortante certezza che ritroverò i protagonisti, la genialità delle trovate narrative, la suspence che l’autore sa creare, anche una volta terminato il libro. Ad un lettore questo fa molto piacere: è come una assicurazione sul futuro. E così, dopo aver scoperto Stieg Larsson, Twilight e la ‘saga Malaussene’ di Daniel Pennac, mi sono imbattuta in un’altra scrittrice francese, autrice di gialli intriganti e mai banali: Fred Vargas.
E’ con gioia quindi,che, dopo aver letto una delle sue prime opere tradotte in italiano, ‘Parti in fretta e non tornare’, ho scoperto che avrei ritrovato l’amato commissario Adamsberg, Danglard e Camille, anche in “L’uomo dei cerchi azzurri”, ” L’uomo a rovescio”, “Sotto i venti di Nettuno”, “Nei boschi eterni” e “Un luogo incerto”.
Ma veniamo a “Parti in fretta e non tornare”: il commissario Adamsberg, un poliziotto quantomeno originale, a cui piace fare lunghe camminate per far fluire i pensieri in libertà, da buon ‘spalatore di nuvole’ come viene definito, non ama sedersi a riflettere per incasellare ordinatamente pensieri e deduzioni,cosa che riesce invece benissimo al suo vice Danglard, preferisce piuttosto affidarsi alle sensazioni. E sono queste sensazioni che lo spingono a prendere sul serio una serie di eventi a prima vista marginale: dei 4 che compaiono in tutta la città disegnati in nero sulle porte e alcune lettere all’apparenza incomprensibili recapitate ad un banditore.
A questo punto occorre fare un po’ di chiarezza: nonostante la presenza di un banditore, la descrizione di una Parigi fuori dal tempo e la quasi totale assenza di riferimenti alla ‘vita moderna’, il romanzo è ambientato ai giorni nostri, ma, e forse è uno degli elementi che contribuiscono a renderlo ancora più affascinante, sembra quasi collocato in un imprecisato passato.
E’ invece ai giorni d’oggi che un ex marinaio bretone, moderno banditore di notizie, trova nella cassetta che utilizza per raccogliere i messaggi dei parigini, strane lettere, oscure, preannuncianti un imminente flagello e decide di rivolgersi ad Adamsberg. Come in ogni buon giallo che si rispetti, all’intuizione dell’investigatore segue l’evento, o meglio, gli eventi drammatici, con alcuni omicidi inspiegabili, ma non per Adamsberg che, districandosi fra segnali inquietanti preannuncianti il ritorno della peste in città giungerà ad un’inaspettata soluzione del mistero.
Non si può dire di più sull’intreccio per non rovinare la lettura, ma occorre sottolineare la eccezionale caratterizzazione dei personaggi, tutti dotati di un loro spessore narrativo: dalla figura romantica e sfuggente di Adamsberg, alla vita apparentemente regolare, ma in realtà segnata da una crisi familiare di Danglard, fino ad arrivare alla bella Camille, l’amore di Adamsberg, un amore tormentato e messo in fuga dal carattere difficile e ondivago del commissario. Non solo, in quest’opera la Vargas ci fa conoscere un intero quartiere di Parigi, con i suoi abitanti, surreali e affascinanti, uno su tutti il marinaio bretone che si reinventa banditore. Strategica poi la presenza dei tre ‘evangelisti’, alla cui consulenza ricorrerà Adamsberg: Marc Vandoosler, storico medievista di notte; Lucien Devernois, specializzato nella prima guerra mondiale e Matthias Delamarre, archeologo, specializzato in preistoria. I tre, che ritroveremo anche in altre opere della Vargas, vivono assieme in rue Chasle.
Che aggiungere? nient’altro se non che potete immergevi nella lettura certi di trovare un confortante seguito.
Titolo: “Parti in fretta e non tornare”
Autore: Fred Vargas
Editore Einaudi (collana L’Arcipelago Einaudi)